/  COU.COU.JA

COU.COU.JA

Hai presente la Sardegna? no, non quella delle spiagge da sogno, del mare blu che più blu non ce n’è, delle rocce sagomate dalle onde, della sabbia morbida e piena di sole… Percorri le strade che portano nei monti, ascolta il be-beee delle pecorelle, stupisciti della maestosità dei nuraghi: ecco, lì abita cou.cou.ja. E lì senti ancora parlare una lingua antica che “cucuia” chiama la mandorlina non ancora matura; ma anche una logorroica frugoletta, ora cresciuta (e pure parecchio!), che con quel nome celebra le passioni vere. Così, distorcendo un poco la grafia (ma tu continua a leggere “cucuia”!), quel nomignolo tanto grazioso è diventato un acronimo che suona francese: cou.leurs, cou.ture e ja.poneserie.

Perché la passione per il Giappone, per i motivi iconografici dalle antiche geometrie, per i tessuti naturali dai colori naturali, per le forme semplici di un’eleganza commovente, riempie il cuore e la testa. Birdhouse per i cucù di cou.cou, inizialmente mero oggetto déco, ora anche lampade che illuminano e disegnano: giochi di luce riflessi sulle pareti dalla luce che passa attraverso gli intagli del legno.

O cou.cou.ja’s fish: grandi, grandissimi o piccoli, piccolissimi, in scatola e no, appesi alle pareti (o al collo), persi tra le pagine di un libro o adagiati su letti, divani, tappeti, fauna atipica di case – e proprietari – dalla forte personalità.

Oggetti un po’ seri un po’ no in japan style che non per questo rinunciano a raccogliere dovunque e comunque i più disparati spunti di ispirazione.